Storia

La Società Pavese di Storia Patria APS è una associazione di studiosi e cultori della storia di Pavia e del territorio che viene fondata nel 1901 per rispondere a domande ed esigenze nate dalla pace apparente seguita all’unità d’Italia. A Pavia, come in altre città, ci si chiedeva: “che parte siamo dell’Italia?” Per scoprirlo, almeno sul piano culturale, occorreva conoscere a fondo le diverse Italie che dell’unica Italia erano l’intricata radice.

Lo Statuto (rinnovato nel 2024 e poi ancora nel 2025 in vista del passaggio della Società agli enti del Terzo Settore) all’art. 2 sancisce scopi e impegni:
a) raccogliere e diffondere conoscenze e informazioni relative alla storia di Pavia e del suo territorio, anche nella più vasta attinenza con la storia Lombarda e Italiana;
b) intervenire per la conservazione e la tutela delle tradizioni e del patrimonio storico e culturale pavese;
c) promuovere, anche d’intesa con le Amministrazioni Pubbliche locali e regionali, con l’Università degli studi, lo IUSS e le Scuole, attività e iniziative volte a perseguire le finalità propostesi;
d) curare l’indagine, lo studio e la illustrazione di ogni aspetto della storia civile, letteraria, religiosa, economica pavese e delle istituzioni amministrative, politiche, sociali e culturali e di pubblicarne i risultati allo scopo di offrire una sempre più approfondita conoscenza della storia di Pavia e del territorio.

La Società, che raccoglie i frutti del suo lavoro e li conserva nel “Bollettino”, vive e produce nei suoi primi anni grazie all’intesa di uomini diversi per formazione, condizione (e forse anche intenzioni) ma che hanno come campo comune la ricerca, erudita sì ma non inerte, anzi spesso motivata fino alla polemica.

Storia | Società Pavese di storia Patria  è una associazione di studiosi e cultori della storia di Pavia e del territorio.
Giacinto Romano

Giacinto Romano, docente di Storia Moderna, il primo presidente e sostanzialmente il fondatore, capisce subito che in Pavia, allora sede dell’unica università lombarda, lui e i suoi colleghi professori devono confrontarsi con il ceto colto della città. Si instaura così un rapporto, rafforzato negli anni, mai ostile e mai pacificato, in cui l’Ateneo dà sostegno di mezzi di indagine e anche garanzia scientifica alla Società Pavese, la quale, da parte sua, mantiene indipendenza e disponibilità alle idee nuove. All’appello di Romano rispondono personaggi che, nella loro diversità, incarnano un’epoca di studi e contribuiscono a creare l’atmosfera culturale della città.

Il vicepresidente, per i primi anni, è Antonio Cavagna Sangiuliani, nobiluomo di campagna, studioso di singolare modernità perché utilizza la sua conoscenza dei monumenti medievali del territorio pavese nell’impegno per conservarli (è in polemica con la Commissione Conservatrice della Provincia), anticipando così il concetto di “bene culturale” e della sua tutela.

Storia | Società Pavese di storia Patria  è una associazione di studiosi e cultori della storia di Pavia e del territorio.
Rodolfo Maiocchi 

C’è poi il segretario, Rodolfo Maiocchi, sacerdote, a quel tempo conservatore del Civico Museo, tempra di ricercatore alacre e originale, provvido raccoglitore di fonti in codici diplomatici pavesi (dell’Università, dell’Ordine Agostiniano, delle opere d’arte) che restano fondamentali.

Alla morte di Romano, nel 1920, gli succede Roberto Rampoldi, medico oculista, impegnato e stimato nella pratica clinica, consigliere comunale, deputato per molti anni e senatore, appassionato custode e rievocatore della memoria risorgimentale. La sua presidenza, a causa delle condizioni di salute, dura soltanto cinque anni.

Pietro Vaccari

Il successore, nel 1925, è Pietro Vaccari. Professore di Storia del Diritto Italiano dilata il campo dei suoi studi ben oltre il titolo della cattedra universitaria, indagando Pavia medievale con risultati importanti e durevoli. La sua presidenza di quasi quarantacinque anni (nel 1969 è nominato presidente onorario) ha il valore di un’epoca, tanto più perché attraversata da eventi come il fascismo e la guerra, che non potevano non segnare anche la vita apparentemente autonoma della Società Pavese. Vaccari è un profondo studioso e insieme un uomo d’azione. Podestà di Pavia dal 1923 al 1933, proprio grazie al suo prestigio protegge il sodalizio da ingerenze del regime.

Nel 1969 la presidenza passa ad Arturo Stenico, professore di Archeologia, al quale purtroppo la malattia sottrae progressivamente la possibilità di una gestione che si annunciava come innovativa.

Emilio Gabba

Nel 1978 con Emilio Gabba, docente di Storia Romana, c’è una svolta. Basterà qualche dato: i soci che nel 1977 erano 218, alla conclusione della sua presidenza, nel 2001, sono 418; dal 1984 al 2000 escono gli otto monumentali volumi della Storia di Pavia (finanziata dalla Banca del Monte di Pavia, poi Banca Regionale Europea) della quale la Società Pavese ha la responsabilità scientifica e organizzativa; e infine, ma prima di tutto, il “Bollettino”, che era ridotto a volumi biennali, dagli anni Novanta ha una media di 450 pagine ogni anno e offre contributi molto vari per argomento (si spazia dall’antichità alla metà del Novecento), dimensioni, impostazione: accanto ai professori pubblicano i loro migliori alunni, accanto agli studiosi pavesi si affacciano collaboratori di altre città che nelle loro indagini incontrano la storia pavese.

Dal 2002 la presidenza è assunta da Cesare Repossi, il quale, rieletto per sei trienni, alla fine del 2019 chiede di essere sostituito. Durante questo periodo il “Bollettino” è uscito puntualmente, alla fine di ogni anno, con un numero variabile di pagine che è andato diminuendo in proporzione al calare del numero dei soci e al venir meno dei contributi degli enti pubblici (Ministero per i Beni e le Attività culturali e Amministrazione Provinciale). Tuttavia l’attività di produzione scientifica rimane consistente: nei 18 volumi del “Bollettino” sono stati pubblicati 301 articoli per complessive 8398 pagine; a corredo occorre ricordare le 6 monografie della “Biblioteca della Società Pavese di Storia Patria” e i 5 volumetti della nuova serie “Quaderni”, per un totale di 1928 pagine.

Nel 2020, nell’impossibilità di indire regolari elezioni a causa dell’emergenza sanitaria, il Consiglio decide di affidare la presidenza ad interim a Luisa Erba, la quale, nel 2021 viene dall’Assemblea dei soci eletta presidente per il triennio 2021-2023.

Nell’aprile 2024 l’Assemblea dei soci elegge il nuovo presidente, prof. Mirko Volpi, professore associato di Linguistica Italiana presso l’Università di Pavia, per il triennio 2024-2026.

Dal luglio 2025 la Società Pavese di Storia Patria è diventata una Associazione di Promozione Sociale (APS), iscritta al Registro Unico degli Enti del Terzo Settore (RUNTS).